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500 (giovani?) destini o 500 (decrepiti) schiavi?

10 dicembre 2013

Ci troviamo in una città italiana qualunque, in un martedì pomeriggio come molti altri. Enzo, archeologo di 25 anni, sta tornando dal cantiere di scavo dove sta lavorando da ottobre, pochi mesi dopo la sua laurea. Sulla via di casa, si ferma come al solito in biblioteca.

Enzo: “Marco!! Ciao, sapevo che il martedì pomeriggio ti avrei trovato qui al centro informazioni della biblioteca, mi servono due-tre libri al volo, mi puoi aiutare??

Marco: “Ciao Enzo, ma non ti riposi mai? Sei indubbiamente uscito ora dal tuo scavo, stai fermo qui altrimenti mi sporchi tutto il pavimento! Purtroppo ora l’Opac è bloccato però ho una novità importante per te…”

E: “No, sempre al momento giusto si blocca, quei libri mi servivano… di che novità si tratta?”

M: “Ho sentito prima per radio che è uscito il bando “500 giovani per la cultura”! Io non sono archeologo e non so bene di cosa si tratta ma ad occhio penso ti possa interessare…”

E: “Sì, avevo letto che doveva uscire qualcosa nell’ambito del decreto “Valore Cultura”, ci sono molte aspettative da parte degli archeologi ma per saperne di più dovrei leggere il bando… potremmo cercarlo su Internet adesso? Mi pare che ora tu non sia impegnato, giusto?”

M: “No, per ora non c’è nessuno, se vuoi lo guardiamo!”

E: “Grazie! Speriamo bene, a dicembre termina il mio lavoro in cantiere, per cui se trovassi qualcosa, possibilmente di interessante e con delle prospettive, per il prossimo anno non sarebbe per niente male… anche se ci sarà sicuramente tanta concorrenza…”

M: “Su dai… non ti far prendere dall’ansia e dalla preoccupazione ancor prima di aver letto il bando!!”

E: “Pensi che sia facile? Noi archeologi stiamo ancora aspettando il riconoscimento della nostra professione, basta questo per farti capire che ansia e preoccupazioni, bene o male, sono all’ordine del giorno…”

M: “Su con la vita, ecco il bando! Allora… qui c’è scritto che si tratta di un programma di 12 mesi aperto a 500 giovani per la digitalizzazione e inventariazione del patrimonio culturale italiano.”

E: “Sì, questo lo sapevo e mi interessa molto, anche per i beni culturali una catalogazione digitale è diventata imprescindibile!”

M: “Proseguiamo allora. Possono partecipare coloro che non hanno ancora compiuto i 35 anni e che hanno conseguito la laurea con un voto non inferiore a 110, che hanno il B2 in inglese, e poi sono elencate le solite cose: cittadinanza italiana, assenza di condanne ecc.”

E: “Fortunatamente ho voluto sostenere l’esame di inglese di testa mia, anche se non era previsto nei crediti universitari. Comunque, che bello, sono idoneo, posso partecipare!!!”

M: “Sono contento per te, penso che questo fosse lo scoglio più pericoloso, guarda qui però… c’è altro! Sono segnalati i giorni di festa e si hanno 20 giorni di assenza per motivi personali… e l’impegno orario non può essere inferiore alle 30 ore e superiore a 35.”

E: “Però… come dire, un tirocinio molto intensivo! Ma non sono previste borse o rimborsi vari?”

M: “Uhm… aspetta qui si parla di indennità… 5000 euro…”

E: “Al mese?? Fantastico, come in Inghilterra, devo proprio partecipare allora, è un’occasione unica!”

M: “Ehm, no Enzo… è per l’intero periodo!”

E: “… Per l’intero periodo?!! Ah, diviso per 12 fa circa 400 €… questo cambia radicalmente le cose, fortunatamente ho una famiglia alle spalle che mi sostiene altrimenti non avrei potuto partecipare. In effetti parlano di indennità, non di remunerazione, però 400 € sono comunque molto pochi!”

Laura: “Ciao ragazzi, ho sentito le vostre chiacchiere mentre leggevo un libro. Ma qui studiare mi sembra inutile se il Ministero ci propone buffonate come questa… Tu sarai pure fortunato Enzo, ma ti pare che sia un bando dignitoso, equo, eticamente corretto?”

E: “Ciao Laura, mi hai quasi spaventato! Che dire, io ero entusiasta per l’uscita di questo bando e lo sono ancora. E’ un’occasione più unica che rara, che faccio, non partecipo??”

L: “Sei sicuro che sia un’occasione? A me sembra solo lavoro sottopagato… al Mibact chi è che ti forma su catalogazione e inventariazione, sul bando non c’è scritto! Una formazione post-lauream non si indennizza con 400 € al mese. A 34 anni so riconoscere chi vuole far passare come formazione lo sfruttamento delle tue competenze, in altri stati più democraticamente evoluti del nostro alla mia età non si lotta per un lavoro ma si può arrivare a dirigere qualcosa… Per questo fanno appello ai giovani come te, che non rifiutano. Quelli con più di 35 anni nel dubbio li escludono addirittura già dal bando e li lasciano a piedi!”

E: “Certo, limitare la partecipazione non è giusto quando non si danno altre opportunità alle fasce escluse. Su questo hai ragione te, ma per me le alternative quali sono? Il cantiere è quasi concluso e non mi dà alcuna prospettiva, le scuole di specializzazione con l’attuale blocco delle assunzioni sono la strada maestra per il precariato, entrare in un dottorato per via meritocratica è impossibile e anche se entri e ti dottori fare il ricercatore non è certo rose e fiori. Dopo 5 anni di studio non posso rimanere con le mani in mano… I miei hanno investito sulla mia formazione, magari alla fine di quest’anno di formazione si apriranno altre porte…”

L: “Sul bando c’è scritto che alla fine avrai un attestato e non c’è alcun obbligo di assunzione da parte del Ministero. Senza contare che all’ICCD, che sarebbe l’organo preposto alla catalogazione, forse se lo sono dimenticati, hanno lunghe liste di professionisti che attendono di avere un incarico…  Mi sembra chiaro che non hanno previsto alcuno sbocco preciso alla fine della formazione, ma allora a che serve partecipare, a prendere 416 € al mese? Se questa è la tua alternativa, alla fine non avrai niente da fare come al termine di una scuola di specializzazione!”

E: “Sono consapevole del rischio e condivido anche tutte le tue critiche, ma questo bando ormai l’hanno fatto, io posso partecipare, perché dovrei tirarmi indietro? Se io non partecipo lo faranno altri al posto mio!”

L: “Io non voglio toglierti l’entusiasmo, avercelo è buona cosa soprattutto in un paese deprimente e statico come l’Italia di oggi, però, visto che ci sono già passata anche io, ti invito a pensare le cose in maniera diversa, guardare al di là del singolo bando. Io il prossimo 11 gennaio andrò a Roma a manifestare per il ritiro di questa porcata, che è solo l’ennesima goccia che fa traboccare il vaso, ma soprattutto per rivendicare lavori dignitosi e rispetto per i professionisti e per la cultura.”

E: “Io non biasimo il fatto che tu voglia partecipare alla manifestazione, ma secondo me non servirà a cambiare le cose, io scelgo di sperare accettando quello che c’è, rincorrendo l’occasione quando questa si presenta.”

L: “Sei libero di fare quello che credi meglio ma tu e tutti coloro che parteciperanno al bando riflettete su quello che comporta la vostra decisione: se partecipate significa che le condizioni offerte dal Ministero vi stanno bene, poi non lamentatevi tra qualche anno se sarete disoccupati o precari. Se si accetta tutto le cose non cambieranno mai. Non ho molta speranza che le cose possano andar meglio, ma se ne ho ancora un po’ è perché mi sforzo di non accettare la situazione cercando attivamente di cambiarla.”

M: “Ragazzi, mi dispiace interrompere il vostro bel dibattito ma dovrei chiudere la biblioteca. Ci sarà sicuramente modo di continuare a parlarne nei prossimi giorni…”

L: “Enzo, fammi sapere se ti serve un biglietto per Roma!”

E: “Contaci, tu piuttosto fai ancora in tempo a partecipare al bando, per il Ministero sei ancora un giovane… se ti servono i moduli per l’iscrizione te li mando!”

M: “Si vabbè, buonanotte…”

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Tempi supplementari

A modo mio racconto quello che sta accadendo in questi giorni e che direzione vorremmo prendere, a partire da un futuro distante.

18/5/2023

Lucio: “Ehi Anna! Oggi è il 18 maggio! Sono trascorsi 10 anni da quella storica notte dei musei.”

Anna: “Davvero?! Non ci avevo fatto caso. E’ una bella ricorrenza da ricordare per quelli che svolgono la mia professione.”

Lucio: “In effetti non ti ho mai visto così in fibrillazione come nel periodo successivo…”

Anna: “Sono successe tante di quelle cose che ancora oggi mi sembra essere tutto un sogno. Quella volta in effetti era un sogno, anzi utopia era pensare che tante cose potessero cambiare, una svolta non sembrava possibile.”

Lucio: “E invece la svolta è avvenuta e la tua storia e quella di molte altre persone come te è cambiata.”

Anna: “Già, tutto nacque quando non accettammo che il Ministero mascherasse la propria inerzia e mancanza di investimenti, chiamando i volontari a dare il proprio sostegno per la realizzazione della Notte al Museo.”

Lucio: “Uno smacco per quelli che come te avevano passato anni a studiare…”

Anna: “Sì, fu davvero frustrante sentirsi ancora lasciati da parte, rinviare il problema, probabilmente a data da destinarsi! Così iniziammo a protestare. Alcuni però non presero bene quella levata di scudi, credendo che la nostra protesta andasse contro i volontari o che comunque la scelta del momento e della manifestazione non fosse adeguata. In verità quella scelta del Ministero fu solo l’ultima goccia che fece traboccare il vaso: messi di fronte all’ennesima decisione che non ci prendeva lontanamente in considerazione, non si poteva tacere, per la serie ora o mai più. La manifestazione si sarebbe svolta in tutta Italia per cui tutti gli archeologi erano più o meno direttamente coinvolti.”

Lucio: “E la vostra voce si sentì quella notte di 10 anni fa.”

Anna: “Sì, la nostra protesta ebbe un discreto successo. Ma, sai, non riempirai mai piazze di archeologi, non siamo così tanti (anche fortunatamente aggiungerei…). Fu una protesta propositiva: nei giorni successivi Internet fu invaso dalle nostre proposte. Ancora si utilizzavano i blog e gli hashtags, noi usammo #no18maggio e #generazionepro per far sentire la nostra voce, ti ricordi?”

Lucio: “Sì, è vero, mi ero completamente dimenticato degli hashtag!”

Anna: “In effetti è da un po’ che non si usano, chissà se adesso riusciremmo a trovare quei vecchi tweet. Tornando a 10 anni fa, fu in quel momento di coinvolgimento di gran parte dei cosiddetti operatori dei beni culturali, non solo gli archeologi, che qualcosa scattò dall’alto.”

Lucio: “Non mi ricordo più, cambiò il ministro?”

Anna: “In quel periodo c’era una grande instabilità di governo ma sai, non fu tanto questione di questo o quel ministro. Era la mentalità, una tendenza di fondo in primo luogo che doveva cambiare e nessuno in verità ci sperava troppo. Visto che dall’alto non ci si poteva aspettare niente, proposte e idee per una politica culturale fin lì assente vennero dal basso, da coloro che ogni giorno vivevano le difficoltà di essere archeologi. Sapemmo ottenere spazio e farci ascoltare e le cose migliorarono: un maggior dinamismo e una presenza forte all’interno del governo, una riforma delle Soprintendenze e dei percorsi universitari, il riconoscimento professionale dell’archeologo eccetera. Il Ministero ascoltò e lentamente mise in pratica quelle necessità e quei problemi del settore di cui, fino a quel momento, sembrava potesse fare a meno.”

Lucio: “Non fu un processo breve.”

Anna: “No, per niente. Le ultime riforme sono avvenute l’anno scorso, fino al 2015-2016 di soldi ce ne erano pochi, la crisi era ancora forte. Ma quei primi anni furono importanti per un cambiamento della mentalità al Ministero, che finalmente si scosse dal suo torpore. Se avessero aspettato ancora, penso che tutta la casa sarebbe crollata su se stessa.

Lucio: “Insomma, ci si è salvati ai tempi supplementari!”

Anna: “Sì, all’ultimo minuto direi! Da quel momento tutto ha lentamente cominciato a funzionare: i liberi professionisti sono più tutelati, i corsi universitari trovano un qualche sbocco o nella ricerca o nel lavoro in ditta o in Soprintendenza. Queste ultime hanno una struttura molto più snella e i concorsi finalmente sono più frequenti.”

Lucio: “Già, tanto che tu sei entrata nell’ultimo!”

Anna: “Davvero, dieci anni fa chi se lo sarebbe mai immaginato! Dal mio punto di vista non potrei essere più contenta ma certo i problemi non mancano. C’è ancora molta strada da fare nel coinvolgimento dei cittadini, anche se in questi dieci anni molte cose sono sicuramente migliorate.”

Lucio: “Ti riferisci al nuovo ruolo del volontariato? Chi avrebbe potuto immaginare che un giorno uno come Andrea, che non aveva nessun interesse nella cultura, si sarebbe offerto come volontario?”

Anna: “Già, devo dire che l’ho un po’ costretto, ma il punto è proprio questo: dopo le riforme di cinque anni fa il ruolo del volontario è stato regolamentato più specificamente nell’appoggio ai professionisti in situazioni eccezionali, sia sullo scavo che nei musei. Questo ha portato ad un volontariato non d’emergenza ma appunto di sostegno, in cui le persone che vogliono aiutare lo fanno all’interno di attività ben organizzate e accanto a professionisti che sono stati formati anche per gestire queste situazioni.”

Lucio: “Quindi anche persone come Andrea iniziano a sentirsi molto più stimolate ad intervenire in attività per la prima volta coinvolgenti!”

Anna: “Esatto. Bisogna continuare a spingere verso un maggior coinvolgimento della cittadinanza, che in questi anni è stata la molla, l’obiettivo finale che si è sempre ritenuto come prioritario nell’affrontare tutti questi cambiamenti.”

Lucio: “Anna, scusa se ti interrompo, ma è ora di andare. Andrea ti aspetta al museo; è sulle spine per questa sera, mi ha scritto per chiedermi se potevi raggiungerlo un po’ prima per ricordargli e provare con calma in che modo può aiutarti.”

Anna: “Allora ci tiene veramente ad aiutarmi, mi fa piacere, vado subito allora! Ci vediamo dopo per questa notte al museo.”