Pisa, Via dello Storytelling n°1

“Ragazzi, andiamo a visitare questo sito archeologico?”

“Un sito archeologico? No dai, sono tutti uguali! Passeggiare in mezzo alle rovine e leggere pannelli con le solite informazioni! Che noia!”

C’era una volta in cui i siti archeologici italiani riuscivano ad attirare ragazzi da tutta Europa. Nel ‘700 i giovani dell’aristocrazia europea attraversavano l’Italia da nord a sud lungo i percorsi del Grand Tour. Un’occasione unica per vedere con i loro occhi tutti quei luoghi che avevano conosciuto solo dai libri. Ma era un’altra epoca.

I giovani del XXI secolo il fascino delle rovine non lo vedono. L’archeologia la sentono distante, priva di stimoli e non importante per la propria formazione culturale. In molti casi non pensano che valga la pena trascorrerci alcune ore del proprio tempo libero; preferiscono fare qualcosa di più dinamico che leggere nozioni su antiche rovine incomprensibili.

Cosa possono fare gli archeologi per riconquistare i ragazzi, per legittimare ai loro occhi di uomini di domani la funzione sociale dell’archeologia? Alcune proposte sicuramente usciranno domani, venerdì 23 maggio, a Pisa. A Opening the Past si parlerà di Immersive Archaeology, di come rendere l’archeologia coinvolgente da ogni punto di vista, utilizzando lo storytelling, l’arte di raccontare le storie.

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Va dato merito al Mappa Project di aver organizzato questo incontro sul tema in archeologia e di averlo fatto incentrandolo su esempi italiani, che non saranno molti ma ci sono. Tra queste best practices italiane (in cui sono stato piacevolmente inserito per parlare della mia esperienza nel video storytelling) sono sicuro ci siano le idee e i modi giusti per riavvicinare all’archeologia le persone, e in particolare i giovani.

Open Data, video, blog, gamification, realtà virtuali, racconti e tecnologie, Wiki. Questi temi, che saranno tutti affrontati domani, hanno le potenzialità per trovare un nuovo punto di partenza con il pubblico in cui parole come storytelling, edutainment e interazione dovrebbero fornire le coordinate di riferimento ed essere applicate estensivamente sui nostri siti archeologici.

(Ri)creare entusiasmo e stimoli nuovi per visitare un sito archeologico in modo diverso. Ma come misurare il successo o meno di questo nuovo approccio? In termini di numero di visitatori? Forse no, sarebbe meglio valutare se questi nuovi strumenti contribuiscano a creare nuove modalità di partecipazione e se queste siano efficaci nel far percepire come importante la tutela, la fruizione e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

Non c’è più tempo per rimandare. Facciamo di Opening the Past un punto di partenza in cui mettere insieme linguaggi, tecnologie e storytelling sviluppate nelle diverse esperienze personali per cercare di definire una direzione per l’archeologia dei prossimi anni a livello di comunicazione e non solo. Tante storie insieme svilupperanno sicuramente una trama interessante.

L’appuntamento è a domani!

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