Nuovi video al Museo archeologico di Udine

Non essendo riuscito a partecipare a Invasioni digitali (lo farò oggi a Trieste), lo scorso sabato, in occasione della giornata inaugurale della Scuola Interateneo di Specializzazione in Beni Archeologici (SISBA) sono stato ad Udine e ho colto l’occasione per visitare il nuovo museo archeologico della città, che è aperto dallo scorso marzo al piano terra del Castello.

Il museo è composto da 5 sale, in cui sono esposti oggetti provenienti da raccolte di diversi collezionisti tra metà ‘800 e inizio ‘900.

E’ ad esempio il caso della raccolta del conte di Toppo, composta da materiale ceramico, vitreo, cammei, ambre, metalli rinvenute nelle sue proprietà ad Aquileia e a quella di Augusto De Brandis, comprendente centinaia di oggetti magnogreci provenienti principalmente dalla zona di Taranto.

Sono inoltre esposti oggetti dell’armamentario e di vita quotidiana del periodo longobardo, provenienti da svariate necropoli friulane.

Questo tipo di allestimento, incentrato sulla “friulinilità” dei collezionisti, è a prima vista poco invitante e quantomeno discutibile ma secondo me è un buon filo conduttore per tenere insieme contesti di periodi e luoghi diversi (sebbene sia sicuramente possibile migliorarlo).

Quello che però più mi ha sorpreso e interessato è stato che per le 5 sale del museo sono stati preparati dei video specifici sulle singole collezioni esposte. Questi filmati, dalla durata abbastanza lunga, da 10 fino a 20 minuti, sono proiettati su parete e su tablet e prodotti all’interno di “open museums”, un progetto dell’Unione Europea con partner undici musei italiani e sloveni che, attraverso il riallestimento delle loro collezioni e l’impiego di nuove tecnologie, ha lo scopo di trasformare i musei in luoghi di cultura aperti.

Due di questi video usano la forma dell’intervista ad esperti (Marina Rubinich e Nicola Gasbarro) per raccontare il contesto e i reperti principali della sala magnogreca e di quella romana, mentre altri tre video muti mostrano fotografie: uno fotografie d’epoca relative agli scavi e alla città di Udine, il secondo foto di sigilli con annesse informazioni e l’ultimo foto di reperti confiscati dal nucleo dei Carabinieri addetti alla Tutela dei Beni Culturali.

Ma i video più interessanti si trovano nell’ultima sala e in una sala di passaggio da cui si accede al museo.

Partiamo dal video dell’ultima sala: una scrivania in legno e alcuni oggetti (una macchina da scrivere, un cappello, dei libri e dei bauli) richiamano la figura di Luigi Pio Tessitori, uno dei benefattori del museo. Sul video, proiettato sopra questo allestimento, scorrono alcune sue foto d’epoca che ci raccontano la sua permanenza in India. Ad accompagnare e a dare una cornice narrativa a queste foto c’è una voce che legge le parole del suo diario di viaggio.

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L’ultima sala del museo con il video proiettato sopra la ricostruzione di uno studio di inizio ‘900

Il video più innovativo è però quello che si trova nella sala di passaggio, dove il visitatore sente una voce provenire da sinistra al suo passaggio. Si gira stupito e vede qualcosa che probabilmente lo stupisce anche di più: a parlare è uno dei fondatori del museo ottocentesco, Francesco De’ Toppo, che racconta in costume dietro ad una scrivania come è nato il museo.

L’effetto è molto positivo sia a livello di accuratezza (di ricostruzione del personaggio e della scena) che a livello di autenticità (con cui si intende il responso emotivo all’effetto d’insieme).

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Francesco De Toppo reinterpretato nel video introduttivo al percorso museale

Personalmente e in maniera del tutto casuale ricorda da vicino sia nel genere che nel tipo di scena il primo docudrama che mi sono trovato a girare, Il Vignale Ritrovato.

Quello che mi sembra più positivo, ritengo sia lo sforzo fatto per rendere più interessante e coinvolgente una collezione museale che viene da singole raccolte. Mettere insieme media diversi (in una sala è presente anche un interattivo su un mosaico rinvenuto ad Aquileia mentre in un altra una presentazione aiuta a contestualizzare meglio i Longobardi) è senza dubbio una delle possibili e più fruttuose soluzione, quando ben pensata.

A questo punto sarebbe forse valsa la pena pensare meglio le forme dei video delle sale centrali, piuttosto standardizzati in quanto troppo lunghi e non molto coinvolgenti, ma l’esperimento nel suo complesso è senza dubbio positivo.

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