Aprire un blog di museo: inganno o speranza?

Quando si inizia una nuova esperienza è sempre saggio non giudicare subito ma lasciar passare un po’ di tempo prima di trarre delle conclusioni. Scrivendo questo post non aspiro ad arrivare a delle conclusioni ma più che altro vorrei condividere alcuni elementi di riflessione che ormai ho definito chiaramente in queste prime tre settimane, prendendo anche spunto da una stimolante discussione che si è sviluppata sul blog “Generazione di archeologi“.

Il tirocinio che sto svolgendo presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche finora è stato decisamente positivo. Pur non essendo un museo con un grande richiamo di pubblico, ho potuto apprezzare fin da subito l’ottima accoglienza del tutor e del personale e la buona organizzazione di tutta la struttura. L’allestimento è datato alla metà degli anni ’80 ed era stato pensato per esaltare giochi di luci ed ombre sui reperti esposti all’interno di classiche vetrine a più ripiani; il tutto era coadiuvato da pannelli con illuminazione interna. Nessun tipo di correlazione, anche indiretta, fu pensata con il contenitore della collezione, il cinquecentesco Palazzo Ferretti.

Oggi quest’allestimento non può far nulla per mascherare il trascorrere del tempo. Le rughe che sono comparse con gli anni non lo valorizzano, ergo la moquette è rovinata in vari punti così come sono anacronistiche le modalità di presentazione della collezione e quelle di interazione con il pubblico. Del resto tutto questo è rimasto inalterato dagli anni ’80 mentre la riflessione e le pratiche museologiche sono andate avanti. Quando ci saranno i fondi è chiaro che il tutto andrà rinnovato… se ci saranno.

Conoscendo già la situazione dell’allestimento del museo prima di iniziare il tirocinio, avevo pensato di incanalare il mio entusiasmo di neo-specializzando appassionato di comunicazione archeologica in qualche proposta che potesse portare una ventata di novità. Per cui ho proposto alla mia tutor di aprire un blog, per far si che il museo potesse raccontarsi e avere un contatto più diretto e incisivo con il pubblico. Tenere un blog era una cosa di cui avevo già fatto esperienza pratica, quindi ho fatto la mia proposta sicuro a priori che questa fosse positiva.

La proposta è stata (devo dire inaspettatamente) accettata, il blog è partito, sono entusiasta di come è iniziata questa avventura e sicuramente dal punto di vista personale e mi sento di dire anche per il museo e il suo personale è senza dubbio un’esperienza positiva. Ma per il pubblico? Per il pubblico è stata davvero una scelta giusta?

Dico subito che non penso che il blog sia un inganno. Pero se Tizio vede il blog e dice a Caio: “Il museo si è finalmente rinnovato e modernizzato, guarda hanno aperto un blog!”, poi vanno al museo e tutto è come prima, magari peggio perché intanto una luce ha smesso di illuminare un pannello già sbiadito dal tempo, allora che cosa devo pensare?

I visitatori vogliono entrare e vedere un museo all’avanguardia e più che altro a loro misura, non servono spesso inutili e sempre costose meraviglie tecnologiche di ultimissima generazione. Sicuramente però varcando l’ingresso di Palazzo Ferretti così come quelli di moltissimi altri musei archeologici italiani trovano sempre i soliti allestimenti antiquati.

Ad ogni modo il mio punto di vista è che il blog da poco mandato online non deve essere inteso come ultima espressione di innovazione del museo ma come il primo passo di un nuovo museo, un segno di volontà di innovarsi, uno spazio dove accogliere le opinioni dei futuri visitatori per capire in che direzione vogliamo andare. E’ chiaro che da parte di chi prende le decisioni ci deve essere l’apertura mentale necessaria per accogliere critiche e proposte, e questo non sempre si verifica.

Allora è proprio questo il momento in cui il precario equilibrio tra inganno e speranza prende una determinata piega, che fa diventare il blog un primo passo verso qualcosa di veramente utile e concreto (e oserei dire anche più moderno e più democratico) oppure l’ennesima grande illusione, l’ennesimo spazio su internet fine a se stesso e che quindi presto o tardi chiuderà.

Una volta proposto di aprire il blog, mi devo assumere la responsabilità e il coraggio di far riflettere chi dirige il museo su questo punto. Me ne accorgo solo ora ma non penso sia troppo tardi. Speriamo di avere innescato una serie di reazioni a catena positive. Qualcuno deve anche darsi da fare e muovere lo status quo. Presto saprò se ho fatto bene o no.

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9 responses to “Aprire un blog di museo: inganno o speranza?”

  1. museoarcheologico says :

    Non posso che essere d’accordo con te, dato che il nostro lavoro è ispirato dallo stesso spirito. C’è bisogno ora di dare un segnale concreto di voglia di innovazione. Quello del blog, dunque di una comunicazione con gli utenti che vada oltre le pareti fisiche del museo, è un primo passo nella direzione della costruzione di un rapporto di fiducia. L’inganno sarebbe se dicessimo ai lettori del blog/potenziali visitatori di visitare il museo perché è bellissimo e allestito benissimo. Di certo non è un inganno parlare invece dei contenuti e anzi, cominciare ad utilizzare il blog per fornire quantomeno quegli elementi base che possano spingere il visitatore ad entrare per trovare proprio quei contenuti. Il museo poi, nell’idea che ho io, non dovrebbe essere un posto da una visita e via, ma un luogo nel quale tornare sempre volentieri per nuove e nuove occasioni. Per questo un blog (supportato da un’adeguata presenza sui social network) può informare in tempo reale di nuove attività e iniziative e fidelizzare con i suoi visitatori. Io credo fortemente in questo risultato e lavoro in questa direzione. Poi certo, la speranza è che anche il museo si rinnovi. E allora non c’è cosa migliore che seguire l’innovazione fisica del museo passo passo col blog, rendendo i lettori/visitatori testimoni e protagonisti del rinnovamento… Dite che sogno troppo? 😉
    Marina

  2. aledamo says :

    Caro Francesco, condivido il tuo punto di vista e sono più che convinto che il blog debba essere il primo e non l’unico passo.
    Dovrebbe essere la parte finale di un progetto comunicativo (studiato e creato ad hoc) e allo stesso tempo la parte iniziale di un progetto divulgativo.
    Il blog dovrebbe essere visto ed inteso come la porta virtuale che il museo tiene aperta su un numero incredibile di potenziali visitatori. Attraverso questa porta dovrebbe vedersi il museo così com’è, senza inutili “imbellettamenti” per l’occasione o senza promettere cose che in realtà non esistono.
    Allo stesso modo, la nostra porta virtuale non è a prova di proiettili, ma è sottile e trasparente perché DOBBIAMO ‘vedere’ e leggere le reazioni e le considerazioni dei potenziali visitatori e abbiamo l’obbligo di tenerne conto.
    A piccoli passi, cerchiamo di fare del nostro meglio per migliorare la situazione. Ma se effettivamente siamo noi coloro che possono cambiare le cose, vi chiederei – provocatoriamente – come?

    -Ale-

  3. Simone82 says :

    Io temo che il blog al giorno d’oggi abbia perso la spinta propulsiva che aveva qualche tempo fa, così come nel caso dei forum: chi nel decennio addietro si è fatto un nome ed una reputazione continua ad andare avanti, chi vuole oggi “entrare” nel mercato fa una fatica immensa ad attrarre visitatori e contributori, che non siano quelli facenti parte della stessa combriccola di amici e persone interessate all’argomento. D’altronde, come proprio Marina ha sottolineato, non è mai stata creata in Italia una rete di blog dedicati all’Archeologia, questo è solo un ulteriore ostacolo da superare.
    Il blog nel caso di un Museo è e deve rimanere uno strumento di approfondimento, non può diventare un luogo di pianti e piagnistei per collezioni ferme agli anni ’80 e fondi che non arrivano mai (salvo poi magari non avere la minima capacità di attrarre investitori privati per iniziative un po’ fuori dal comune ma che darebbero nuova vita a nuovi soldi all’istituzione per ripartire). Detto poi che, un Museo che fa collezioni nuove di zecca non è mica detto che moltiplichi i suoi visitatori, ma certo non è pensabile il contrario.
    È uno strumento che si pone su un piano diverso ma alla pari rispetto a quello dei social network nel senso più classico, dalle piattaforme di micro-blogging come Twitter a quelle di interazione sociale come Facebook: è qui che la gente preferisce passare la maggior parte del suo tempo oggi come oggi, rendiamocene conto: 5 anni fa si apriva il browser e appariva l’home page di Google, oggi si apre e appare la propria pagina sociale, o comunque è indubbiamente questo il primo luogo che andiamo a visitare per “smaltire” le notifiche.
    Dare senso ad un blog che sia scientifico ma al tempo stesso comunicativo non è facile, quindi anch’io come Marina ti invito ad andare avanti con passione su questa strada.

  4. Francesco Ripanti says :

    La mia concezione di un blog per il Museo archeologico nelle Marche in effetti si rifa agli stessi principi dell’esperienza del museo di Venezia; penso che la strada da seguire sia comunicare e raccontare il museo a prescindere e partire da questo per cercare di rinnovare allestimenti e idee per un museo più moderno con l’aiuto del pubblico.
    Purtroppo Alessandro sappiamo entrambi benissimo che soprattutto se online e firmato un commento negativo è spesso sottoposto a censura e questo non aiuta il processo di crescita di una cultura sia nel cittadino che in colui che gestisce un museo. Perciò alla trasparenza totale io credo poco ma penso anche che questa è l’unica strada da seguire. Alla tua domanda provocatoria io realisticamente rispondo “facendo quello che io, te e Marina stiamo facendo: penso sia importante portare le nostre idee e soprattutto cercare di dialogare con le persone che hanno potere di decidere”. MI sembra che anche tu lo hai dovuto fare in queste settimane leggendo il tuo blog.
    Sono anche d’accordo con quanto dice Simone: oggi è molto più difficile avere visibilità perché ci sono molti più blog e sicuramente anche l’aura di novità che circondava il mezzo oggi è sfumata in favore dei social network. Detto questo però sono d’accordo con lui che bisogna comunque andare avanti su questa strada perché per prima cosa, nel momento in cui ci sono tutti, è importante essere su Internet; in secondo luogo dobbiamo sforzarci di lasciare ai social network il ruolo di diffusori di un nuovo post e poco altro perché ritengo che una comunicazione davvero creativa, scientifica ed efficace non sia possibile farla su fb o twitter; terzo, anche se la “concorrenza” di blog è alta e se in generale sono realizzati sempre meglio da un punto di vista “tecnico”, ci dobbiamo sforzare di dare loro linfa vitale trovando nuove storie da raccontare e farlo in maniera originale.
    Noi ci dobbiamo mettere tutto questo, che è la nostra volontà, passione e capacità. Personalmente mi rode e non poco non aver avuto una formazione universitaria teorica sulla comunicazione dell’archeologia.

  5. Simone82 says :

    Solo una precisazione: la concorrenza di blog non è alta, esattamente il contrario, il archeologia è nulla o quasi. Da noi non si è mai creata una rete ad hoc e reintercettare oggi un pubblico di lettori attraverso uno strumento sfumato e progressivamente sempre meno usato diventa estremamente difficile. Vi chiederete perché: il motivo è molto semplice. Il blog va trovato e se andate a guardare le statistiche di ricerca per keyword archeologiche su google.it (il principale motore di ricerca usato in IT) troverete che si tratta di poche centinaia di ricerche mensili. Temo che il blog di un museo, necessariamente poco tematico, sia ancora meno attraente del blog generalista che racconta l’archeologia nel suo complesso. Questo rende il lavoro ancora più difficile: e mi permetto di dire che se immaginiamo FB e TW come strilloni, allora poco si è capito di cosa sia il web 2.0, che non è certo nato con i blog (che già esistevano da anni), ma appunto con i social network. È vero, sui social non c’è una comunicazione approfondita ma mordi e fuggi, pur tuttavia hanno la loro peculiarità che va sfruttata a dovere non solo per rilanciare come un copia-incolla le notizie, azione che ha un senso se la pagina o l’account hanno una vocazione specifica verso quel ruolo di aggiornamento. Ma la pagina di un museo non vive di post giornalieri ché sarebbe impossibile, quindi non ha la forza di fidelizzare il pubblico. Eccezion fatta per il blog di B.G., in Italia ce ne sono davvero pochi che hanno un certo seguito: la maggior parte infatti non sono blog bensì siti internet pensati come live journal che, come detto, hanno costruito la loro reputazione nel tempo.
    È una iniziativa da seguire perché io stesso mi sto interrogando sulla comunicazione archeologica ai giorni nostri e le sfide delle “piccole” realtà sono proprio quelle più interessanti perché più complesse, più irte di ostacoli da superare, quindi più foriere di idee e di iniziative non convenzionali. 🙂

  6. Simone82 says :

    Scusate c’è un errore nel post precedente: il blog di un museo non è poco tematico ma “mono” tematico. Chiedo venia.

  7. Francesco Ripanti says :

    Sì sì scusa Simone, mi sono espresso male io. Non intendevo dire che i social network vanno utilizzati solo per un copia e incolla di notizie. Era un modo per rimarcare che non basta aprire un account su un social network per fare buona comunicazione archeologica e che su blog è più facile raccontare in modo più approfondito e libero determinati argomenti.
    Sui molti blog ovviamente non mi riferivo a quelli archeologici e tantomeno a quelli museali ma avevo in mente il pubblico più ampio che si trova davanti all’intero mondo dei blog, per cui anche i nostri blog devono essere coinvolgenti sia da un punto di vista dei contenuti e di come sono espressi che dell'”aspetto” altrimenti nessuno ci si sofferma.

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