Archeologi e comunicazione. Che cosa si vede attraverso i video

Se fossimo interessati a vedere un video di un sito che ci interessa e cercassimo su YouTube “area archeologica di…” o “scavi archeologici di…” dovremmo trovare senza troppi clic il canale con i relativi filmati. Oppure si potrebbe andare sul sito web e da lì cliccare sui link giusti per poter vedere i video girati dagli stessi archeologi che scavano il sito.

Forse quello appena descritto è uno scenario troppo utopistico ma la realtà è comunque profondamente diversa: la comunicazione archeologica nel nostro paese è ancora un fenomeno limitato ad alcuni casi illuminati e, anche all’interno di questi esempi, la diffusione del video come strumento per comunicare non è molto ampia. Nonostante questo, riflettendo un po’ su quelli che si possono vedere su Internet, emerge in piccolo uno specchio fedele di quella che è al momento lo stato della comunicazione di un sito in corso di scavo.

In primo luogo è possibile notare come, nella maggior parte dei casi, questa comunicazione non sia effettuata in prima persona dagli stessi archeologi che si occupano di un sito ma sia spesso iniziativa di esterni. Così si spiega il fatto che il genere di video più diffuso sia quello del servizio del telegiornale locale che dà notizia sulla presenza di un cantiere nella sua area di competenza (per esempio in questo servizio sul sito neolitico di Santa Barbara presso Polignano). Per quei siti in cui non la comunicazione non è ritenuta di primaria importanza, questo breve servizio in televisione e magari un’articolo di mezza colonna su un giornale locale rimangono spesso le uniche tracce dell’esistenza dello scavo per i non addetti ai lavori.

Oltre al servizio del telegiornale locale, la comunicazione affidata agli esterni produce documentari. Il documentario è il genere video più diffuso di divulgazione archeologica e che il pubblico è abituato a vedere già nella programmazione televisiva (Super Quark, Atlantide ecc.). Su Internet se ne trovano moltissimi realizzati da reti televisive locali o da videomaker indipendenti. L’archeologo, negli esempi migliori (come questo della villa romana di Montegibbio, Modena) collabora con chi produce il video: in questi casi il direttore degli scavi viene intervistato, dà qualche informazione sulla storia del sito e racconta come procede la campagna in corso. Ci sono documentari di qualità diversa ma al momento resta il genere, in televisione come su Internet, a cui ci si affida di più per raccontare un sito archeologico.

Entrando nel ristretto ambito della produzione di video da parte degli archeologi, la maggiorparte dei filmati ritrae gli stessi archeologi al lavoro (come in questo di S. Cristina in Caio), qualche volta accompagnati da una musica di sottofondo e quasi mai da una voce che racconti cosa stanno facendo. In generale però questo tipo di filmati non hanno un vero e proprio filo narrativo: il loro obiettivo è semplicemente quello di mostrare alcune attività del cantiere di scavo.

Altri video invece sono quelli con cui si intende promuovere l’area archeologica (come in questo esempio di Massaciuccoli romana) o la successiva campagna di scavo (come nel video per la campagna 2011 di Falerii Novi del GAR). Inoltre è possibile trovare in rete alcune registrazioni di manifestazioni per il pubblico svolte sul sito, come quest’assalto al castello a Miranduolo (SI).

Un mondo a sè stante è quello delle ricostruzioni 3D. Si possono infatti vedere video con le ricostruzioni più disparate, da interi siti come il Santuario nuragico di S. Vittoria a singoli monumenti come la Basilica Costantiniana di Aquileia mentre latitano canali dove ci sia un’integrazione tra i vari generi video alla ricerca di una comunicazione integrata su uno stesso sito.

Pochissime sono le sperimentazione di nuovi generi video applicati all’archeologia da campo e non. Ad esempio sul canale YouTube di Uomini e Cose a Vignale (LI) si possono trovare, tra gli altri, il genere del docudrama utilizzato per raccontare le varie campagne di scavo (qui quella del 2011) e alcuni dialoghi dove si racconta lo scavo all’interno di una cornice narrativa.

Infine bisogna segnalare la presenza di ArcheologiaViva Tv, canale tematico di una delle più diffuse riviste italiane di divulgazione archeologica. Al suo interno è possibile vedere per la maggiorparte documentari (di cui solo alcuni si occupano di scavi in corso, come questo su Cuma) ma anche conferenze e filmati di news ed eventi. Molti di questi video fanno riferimento alla Rassegna del cinema archeologico di Rovereto e sono presenti anche su Sperimentarea TV, dove sono affiancati a filmati attinenti a discipline come la fisica e la chimica.

Da questo breve quadro è possibile notare come in Italia la produzione di video per la comunicazione archeologica sia ancora in una fase embrionale. Il video è utilizzato nel migliore dei casi come ulteriore medium per marcare la propria presenza: far vedere le immagini dello scavo in corso d’opera e raccontare quello che si sta facendo, esattamente come se si andasse a visitare il cantiere. Questo però significa sfruttare solo parte di quelle che sono le potenzialità dello strumento.

Queste potenzialità sono racchiuse in alcune parole chiave come narratività, linguaggio, stile, creatività, multivocalità di cui mi andrò ad interessare prossimamente. Stay Tuned!

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3 responses to “Archeologi e comunicazione. Che cosa si vede attraverso i video”

  1. Domenica says :

    Ciao Francesco e complimenti per il blog e per questo post in particolare, che ieri abbiamo condiviso su http://www.professionearcheologo.it. Antonia (la mia socia) ed io siamo convinte che la comunicazione video una delle forme più efficaci di divulgazione, e che, come tu dici, devono essere gli stessi archeologi a farla, e non solo per questione di precisione, ma anche perchè la nostra è una professione che incuriosisce così tanto, ed mi sembra davvero un peccato perdere questo elemento per delegare la comunicazione ad altri.

    In ogni caso, ancora complimenti, ed a risentirci, presto spero, sui vari social. Ciao!

    • Francesco Ripanti says :

      Ciao Domenica, grazie per i complimenti e la condivisione!
      Non possiamo accettare di non saper comunicare una professione e dei temi d’interessi che incuriosiscono di per sé, quindi bisogna che ci rimboccarsi le maniche e oltre che ai cocci dobbiamo dedicarci anche ad un po’ di teoria e pratica della comunicazione. Io mi sto cimentando con quella video come hai potuto vedere. A presto!

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